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/// Così è diventata la pillola per antonomasia

Una ricerca semiotica di Doxa Marketing Advice rivela l’evoluzione del termine pillola, dall’antica Roma ai giorni nostri.

pillola

La pillola anticoncezionale è stata una delle scoperte scientifiche e delle innovazioni sociali più importanti del ’900. Ha appena compiuto 50 anni e la sua nascita assomiglia a un thriller storico.

Per gli antichi romani pillulam era una pallina o meglio una pallottolina. Bisogna arrivare al XIV secolo perché il temine pillola venga introdotto con una funzione medicale, dal significato serio e piuttosto sgradevole. Ma è solo negli ultimi 20 anni che il campo semantico della pillola si è sempre più ancorato al tema della contraccezione e indirettamente a quello della sessualità.
A rivelarlo è un’indagine semiotica realizzata a Febbraio 2012 da Doxa per Teva Italia, dal titolo “Pillola, evoluzione di senso”, che ripercorre la trasformazione del significato della parola “pillola”, riportandone alcune curiosità.
L’analisi parte dalle diverse connotazioni del nome, a seconda del periodo storico di riferimento.

Negli Anni ’50 prevale il significato medico originario: “Un medicamento ridotto a forma di pallottola, ovvero ravvolto nell’ostia, il pillolaio”, anche se il diminutivo conferisce, attraverso il fonosimbolismo “piLLola”, caratteristiche di piccolezza. In quel periodo è una parola che necessita comunque di una specificazione ed è sempre accompagnata da un aggettivo che denota la natura e la finalità del preparato (analgesica, digestiva, diuretica, ricostituente). Anche alcuni detti confermano il grande potere evocativo della parola, legato al senso di sgradevolezza.

Si afferma l’espressione “indorare la pillola” (che deriva dall’uso degli speziali di ricoprire le pillole di una foglia d’oro per renderle più accettabili al palato), ma anche “basta un po’ di zucchero e la pillola va giù”.

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Nel 1961 viene lanciata in Europa la pillola anticoncezionale, che non serve per curare ma per evitare “un meccanismo naturale ‘indicibile’ ma socialmente ‘desiderabile’, cioè la procreazione”.
L’aggettivo “contraccettiva” fa assumere una connotazione negativa e il suo valore semantico tende a nascondersi nel tessuto socioculturale di matrice cattolica.
Da quanto conferma l’indagine Doxa, la pillola in quegli anni nel nostro Paese è ancora un tabù, tanto che i media e la stampa raramente la citano.




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È negli Anni ’80  che avviene la vera rivoluzione semantica: la pillola anticoncezionale diventa “LA PILLOLA” per antonomasia. Il termine si carica del significato socio-culturale più controverso ed è soltanto negli ultimi 20 anni che i temi della contraccezione e indirettamente quelli della sessualità fanno parte dell’identità linguistica della parola. Parallelamente, nell’ultimo ventennio, grazie a un crescente interesse per tutto ciò che è naturale, la pillola contraccettiva ha subito poco alla volta una lieve erosione dell’immagine a causa del tam tam mediatico e di un sempre maggiore scambio di informazioni tra le donne.

Con il tempo l’immagine della pillola si è sempre più affrancata dagli aspetti moralistici, legati
alle origini cattoliche, e del riverbero negativo dell’impatto dei primi dosaggi sulla salute.
Oggi nuove accezioni hanno allargato ulteriormente il campo semantico della parola, aumentandone il potere evocativo: sono nate, ad esempio, “la pillola blu” (Viagra) e “la pillola rosa” (VDesiderio). Si consolida e si esplicita in questo modo il legame della pillola con la sessualità non solo femminile ma anche maschile.


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