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/// Interviste e confronti

Interruzione di gravidanza: per un'informazione più chiara e completa

Gian benedetto Melis, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell'Università di Cagliari, Vicepresidente della S.I.C.
 
È giunto al termine il breve periodo di lavori della commissione di indagine che avrebbe fornito al Parlamento elementi per una valutazione di come la legge 194 sia stata applicata. Qual è la posizione della S.I.C.?
Il compito principale della Società Italiana della Contraccezione (S.I.C.) è di diffondere informazioni chiare ed esaurienti sul problema della contraccezione in senso generale al fine di ridurre il numero di interruzioni volontarie di gravidanza (IVG). La S.I.C., come la legge 194, ritiene che la IVG non sia un mezzo per il controllo delle nascite. Per questo motivo si rende promotrice d’informazione sul tema contraccezione, che rimane la principale opportunità per prevenire le IVG.

Cosa viene fatto oggi per informare?
La S.I.C. ritiene che, sebbene l’informazione sulla contraccezione si sia diffusa in modo importante in questi ultimi anni, ancora molto deve essere fatto per dare ai cittadini indicazioni chiare e complete in tema di contraccezione. La popolazione più a rischio per gravidanze indesiderate è rappresentata dagli adolescenti. Dati epidemiologici di vari centri universitari e socio-sanitari mostrano che poco viene svolto in tema di contraccezione da istituzioni pubbliche, come le scuole. I consultori stessi, spesso, trovano ostacoli nella comunicazione in ambito scolastico, per veti posti dagli insegnanti di scuole medie e superiori, e anche dagli stessi genitori degli adolescenti, i quali ritengono che l’argomento contraccezione non debba essere trattato nell’ambito scolastico. Al contrario, la S.I.C. ritiene che proprio tra gli adolescenti debba partire un programma di informazione su temi importanti come la fisiopatologia della riproduzione umana, la contraccezione e le malattie sessualmente trasmissibili. A tal riguardo i consultori, le strutture socio-sanitarie e/o il personale del Servizio Sanitario Nazionale e dell’Università, dovrebbero partecipare attivamente, per esempio con incontri programmati da cui emergano le informazioni sui temi suddetti, oppure rendendo note ai giovani quali sono le strutture e/o gli enti pubblici che possano elargire informazioni in merito.

Oltre agli adolescenti, le extracomunitarie risultano più esposte al rischio di gravidanze indesiderate. In che modo una corretta informazione può raggiungere questa fetta di popolazione?
La S.I.C. ritiene anche che un programma di informazione specifico sulla contraccezione debba essere studiato per la popolazione extracomunitaria che oggi vive nel nostro paese. I dati mostrano come in alcune regioni l’aumento delle IVG non sia da attribuire a donne italiane, ma appunto ad extracomunitarie.
Una vera politica di integrazione sociale degli extracomunitari in Italia dovrebbe prevedere, secondo la S.I.C., anche una corretta informazione sulla contraccezione. In questo caso, sin dalla registrazione nel nostro paese, gli extracomunitari dovrebbero essere inviati al medico di famiglia, che non svolge solo il ruolo di medico curante, ma è il rappresentante dell'istituzione socio-sanitaria; colui che ha il compito elargire giusta informazione sulla contraccezione, sulla pianificazione familiare e sulla maternità consapevole.

Esistono dei dati relativi all’operato dei consultori e degli ospedali, sul numero di aborti, motivazioni alla scelta, esiti dell’intervento, ecc.
Si, i dati più recenti di cui disponiamo a tal riguardo sono stati resi noti il 06 dicembre 2005. Il documento : “Relazione sullo stato di attuazione della legge 194 - Camera dei Deputati - Senato della Repubblica - XIV LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI ATTI PARLAMENTARI XIV LEGISLATURA”. Fornisce i dati definitivi dell'anno 2003 e i dati preliminari dell'anno 2004. Si tratta di un'analisi che mostra i dati relativi all’andamento generale del fenomeno, alle caratteristiche delle donne che fanno ricorso all’IVG, alla modalità di svolgimento, alle complicanze, mentre manca una vera e propria statistica delle motivazioni che spingono la donna all’IVG.

Quale quadro emerge sull'operato dei consultori?
Per la prima volta, nel 2003, il consultorio familiare ha rilasciato più certificazioni di richiesta di IVG degli altri servizi (34,4%) quali medico di famiglia (33,7%) o presidi ospedalieri (30,1%). Un dato che invita a riflettere sulla potenziale risorsa del consultorio familiare, caratterizzata da competenze pluridisciplinari, in grado di cogliere e tenere conto degli aspetti più propriamente sociali, che meglio possa sostenere la donna e/o la coppia, aiutarla nella maternità/paternità consapevole, e eventualmente indirizzarla verso le scelte di pianificazione familiare consigliando metodi contraccettivi adeguati.

Una maggiore consapevolezza sulle scelte contraccettive disponibili e, quindi, una maggiore diffusione della contraccezione, può ridurre il numero di interruzioni di gravidanze?
Esiste sicuramente un’importante correlazione tra l’utilizzazione della contraccezione ormonale ed il tasso di interruzione volontaria di gravidanza (IVG).
In Italia con l’approvazione della legge 194 del 1978 si è verificato un iniziale aumento delle IVG con un picco nel 1982-1983, cui è seguita una progressiva e costante diminuzione delle stesse dell’ordine di circa il 5% annuo. Vale la pena ricordare che la riduzione dell’aborto volontario in Italia è temporalmente correlata con la diffusione della contraccezione estroprogestinica (da un 6,3% di utilizzatrici nel 1985, fino ad un 19,4% nel 2001). Tuttavia bisogna puntualizzare che l’IVG è un fenomeno molto complesso in parte indipendente dalla contraccezione stessa. Può essere, infatti, praticata a fini terapeutici in caso di patologie fetali, cromosomiche, genetiche o di altra natura, diagnosticabili precocemente con le metodiche di diagnosi prenatale. Questo è uno dei motivi per cui non si potrà mai assistere ad una completa "cancellazione" del fenomeno IVG, ma il progressivo auspicato incremento dell’utilizzazione di contraccettivi efficaci potrà garantire un’ulteriore riduzione delle IVG.
 
2 febbraio 2006
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