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/// Interviste e confronti

Educare gli adolescenti alla sessualità

Chiara Mezzalama, Psicologa, psicoterapeuta, AIPPI
Di educare gli adolescenti alla sessualità abbiamo parlato con Chiara Mezzalama, Psicologa, psicoterapeuta, AIPPI che  svolge da anni in alcune scuole medie di Roma e Provincia un programma di “educazione alla sessualità” rivolto agli alunni. Si tratta di un intervento breve e puntale attraverso il quale passare delle informazioni di base su alcuni argomenti riguardanti la sessualità, cercando di mettere l’accento sull’impatto affettivo e sui significati di quest’ultima nell’esperienza dei ragazzi, al fine di aiutarli ad orientarsi e avere dei comportamenti più responsabili.

Che informazioni hanno i giovani sul sesso?
La mia esperienza riguarda soprattutto i ragazzi delle scuole medie, dagli undici ai quattordici anni circa,  e si tratta, secondo me, di una fascia d’età molto vulnerabile; sono ragazzi che stanno entrando nell'adolescenza, nel pieno delle trasformazioni fisiche e sono molto confusi.
La prima cosa che si nota a quest'età è una scissione profonda tra ciò a cui loro possono accedere e la loro esperienza emotiva. Mi spiego meglio: da un lato c’è il corpo che diventa un corpo capace di riprodursi, un corpo sessuato, da adulti, ma dall’altro c’è la sfera dei sentimenti, delle emozioni, e su questo i ragazzi sono molto più insicuri e fragili. Ricevono moltissime informazioni sul sesso, ma non sono ancora in grado di elaborarle. Possono perciò di vivere una sessualità precoce, svincolata dai suoi significati emotivi.
Questo è un rischio. Si tratta di esperienze che possono aprire delle ferite profonde che non vengono rielaborate.

Tuttavia, la società propone continuamente messaggi in cui il corpo sessuale è dominante...
Sì. E tutti i messaggi a cui i ragazzi sono sottoposti mancano di sotto testo, di spiegazione: nulla è riportato all’esperienza affettivamente vissuta. E per i ragazzi, così giovani, non esiste nessuna esperienza simile a cui è possibile rapportare gli stimoli ricevuti.
La pornografia è la rappresentazione estrema di questa separazione della sessualità dal vissuto affettivo. Ed è una buona metafora per spiegare questa distanza: basta pensare anche solo alle inquadrature dei film porno dove predominano parti di corpo e il contesto, così come il corpo nella sua totalità mancano. Quando nei corsi di educazione sessuale spieghi loro come vanno le cose, restano stupefatti.
La maturità sessuale non significa che si è pronti ad un'esperienza sessuale. Anche se spesso i messaggi che arrivano dalla società e dal gruppo dei pari spingono invece a precocizzare l'esperienza.

Quali sono le difficoltà che incontrate nell'affrontare il tema della sessualità e della contraccezione nelle scuole?
I ragazzi ignorano del tutto o sono molto confusi sui  rudimenti dell'anatomia. Non sanno come funziona il loro apparato riproduttivo, spesso sono le ragazze ad essere meno consapevoli. Di fronte a questo scenario si capisce come manchino gli elementi fondamentali per poter parlare di salute sessuale e riproduttiva. È complicato affrontare il discorso basilare dell'igiene intima, figuriamoci quello sulla contraccezione.

Grande confusione e grande ignoranza anche sui temi della contraccezione. Come non restare incinta o come proteggersi dalle malattie a trasmissione sessuale: è una massa indistinta e confusa di informazione?
Sì. Sono infatti pochi i ragazzi, soprattutto nelle fasce più giovani, che fanno uso di contraccettivi. E la cosa più grave è che nessuno di loro (anche per un fatto anagrafico) ha la minima consapevolezza di quali possono essere le conseguenze per la salute futura.
Non c'è la minima consapevolezza della protezione di sé stessi, della propria salute, né si ha la minima consapevolezza dell'impatto che la sessualità può avere sulle relazione.

In che modo cercate di rendere disponibile/accessibile l'informazione?
In genere negli incontri che organizziamo nelle scuole, c'è un primo momento di spavalderia generale in cui tutti fanno a gara per dire ciò che sanno; per mostrare il materiale iconografico a supporto, scaricato sul telefonino. Questo momento è seguito da un momento di spiegazione: perché i ragazzi possano rendersi conto di quanto poco sanno.
Infine, ed è la parte più importante, si cerca di ricongiungere la sessualità all'emotività: si parla di amicizia, corteggiamento, innamoramento. Lì c'è uno scarto nella loro attenzione: i ragazzi diventano partecipi. La sessualità, non scissa dal corpo e non scissa dalla esperienza personale, non passa se non attraverso la loro esperienza emotiva, una dimensione molto importante a quell'età.

Si riempiono quegli spazi che il contesto lascia vuoti di senso e di significato?
Lo spazio dell'emotività e la nascita delle prime relazioni di coppia sono l'argomento centrale, non la sessualità che ne è soltanto un aspetto, seppure importante ma che viene spesso vissuta come elemento superficiale, per mostrarsi agli altri. Se riesci ad agganciare i ragazzi e le ragazze  su questo, riesci a far passare l'informazione. Sono argomenti più vicini alla loro esperienza in quel momento.

Come si riesce a fare prevenzione?

È un’età di cambiamenti forti, il corpo cambia in modo significativo. Le attenzioni si spostano dalla famiglia al gruppo dei coetanei. Riuscire a comunicare sul livello dell'affettività è l'unico modo efficace ed è da lì che si deve passare se si vuole sperare di poter far capire loro come devono proteggersi.
Se non si tocca la loro esperienza personale di tredicenni, non si riesce a fare prevenzione.
Diverso è chi ha già avuto un'esperienza, magari negativa, e ha dovuto cercare l'informazione. Ma questo è un passo successivo rispetto a quello della prevenzione.

Che ruolo possono avere i genitori nell'educare ad una sessualità consapevole?

Il ruolo dei genitori è complesso. Il problema è che affrontare il tema della sessualità per un genitore è molto difficile. Parlare della sessualità con i propri figli significa in qualche misura parlare della propria sessualità con i propri figli.
Si tratta di un tabù generazionale che non può e non deve essere infranto. Deve essere rispettato perché è ciò che separa una generazione dall'altra e si pone a garanzia di questa separazione.
Se questo non avviene è un altrettanto grave problema.

Cosa devono fare i genitori, allora?
I genitori devono fare un'educazione all'affettività. Ed è una cosa che si fa spontaneamente con un bambino da quando nasce. I bambini sono estremamente sensibili ai gesti affettivi dei loro genitori, sia per quanto riguarda il modo in cui vengono accuditi, sia per quanto riguarda la relazione che i genitori hanno tra di loro.  Gli aspetti specifici della sessualità dovrebbero invece passare per un'istituzione terza, più neutrale. I genitori dovrebbero essere bravi ad indirizzare i figli verso un mediatore che può essere la scuola, la zia, una cugina più grande... Un interlocutore affidabile con cui i ragazzi possano parlare liberamente di sé, chiedere senza imbarazzo, mostrare sé stessi. Quando sei adolescente chiudi la porta della tua stanza e i genitori devono stare fuori di lì.

E la scuola?
Anche nella scuola ciascuno dovrebbe avere il proprio ruolo. Per parlare liberamente di sessualità non si può essere l'insegnante, cioè la stessa persona che li segue nel corso dell'anno, e ha il compito di valutarli. C'è bisogno di uno spazio neutrale che renda i ragazzi liberi di tirare fuori le cose.
La scuola è un luogo adatto, ma deve parlare attraverso una figura esperta che medi.
Per tutto ciò che invece riguarda l'affettività, elemento cruciale  in ogni discorso sulla sessualità, gli insegnanti di varie discipline possono fare molto. Si potrebbe ad esempio pensare ad un itinerario didattico sull’educazione sentimentale, dedicando piccoli segmenti del programma di ogni disciplina a questo argomento, correlando tra loro le varie materie. L’amore riguarda in fondo quasi ogni aspetto della nostra esistenza!
Purtroppo c’è ancora chi pensa, a scuola e non solo, che parlare di sesso sia una forma di istigazione. Nel nostro paese l’educazione alla sessualità è ancora una materia facoltativa…

Come dovrebbe essere l'informazione che si rivolge ai giovani?
Un buon esempio: http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880455492.html
 
10 marzo 2009
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