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Adolescenti e contraccezione... sconosciuta


A cura di Norina Wendy Di Blasio e Caterina Visco

Dove si informano gli adolescenti?

La rete e gli amici

La fonte preferenziale di informazione per i più giovani resta il passaparola tra amici, poi internet. Tuttavia, spesso la qualità dell'informazione che riescono a reperire dalla rete, non si discosta molto dal livello di quella scambiata con gli amici. Messenger (soprattutto per i più giovani), facebook, blog, forum e siti dove rispondono specialisti, sono i luoghi privilegiati e fatta eccezione di quest'ultima fonte, il rischio di un'informazione orizzontale tra pari sul web è che il livello di informazione si avvicini molto al pettegolezzo. Non è difficile dedurre come questo tipo di confronto non accresca la conoscenza e la consapevolezza dei giovani, anzi tenda a creare una maggiore confusione.

Internet è ormai vista come una vera a propria “fonte del sapere”. Secondo uno studio recentemente pubblicato su Sexologies circa il 44 per cento dei giovani ricorre al web per cercare informazioni sui temi della salute e della sessualità.

Il nostro servizio di consulenza via e-mail La ginecologa e il ginecologo rispondono riceve oltre 400 e-mail al mese di domande rivolte al nostro staff medico che risponde sui temi della contraccezione e della vita sessuale.

Sembra chiaro che i ragazzi siano convinti che sul web si trovino tutte le risposte, ma soprattutto vi ricorrono certi di un anonimato garantito. La rete, soprattutto la 'nuova' generazione del web sociale, permette di condividere e creare contenuti ed informazione, di accedere e partecipare alle discussioni, su temi personali come la contraccezione o la sessualità, creandosi una vera e propria identità alternativa – in fondo basta scegliere un nickname e un avatar che evochi la propria 'personalità' sociale nel web. Oppure, basta scrivere una email e si può chiedere consiglio ad un esperto attraverso un sito di informazione medica, senza doversi recare dal medico per effettuare la visita e, soprattutto, senza dover rendere parte di un proprio problema o dubbio i propri genitori.

I genitori e la scuola

Per molti è impensabile affrontare discorsi legati alla sessualità e, di conseguenza, anche alla contraccezione, in famiglia. Secondo i dati dell'indagine demoscopica di Astra Ricerche sui rapporti tra madri a figlie nel nostro Paese almeno il 60 per cento delle giovanissime non parla di contraccezione con la propria madre. Questo sebbene negli ultimi anni il rapporto tra genitori e figli sia diventato progressivamente sempre più confidenziale. Ma, come ha spiegato la psicologa Chiara Mezzalama in un'intervista rilasciata a Gynevra, a volte anche i genitori sono in difficoltà nell'affrontare certi argomenti: “Il ruolo dei genitori è complesso. Parlare della sessualità con i propri figli significa in qualche misura parlare della propria sessualità con i propri figli e questo è un tabù generazionale che non può e non deve essere infranto. Deve essere rispettato perché è ciò che separa una generazione dall'altra e si pone a garanzia di questa separazione. Se questo non avviene è un altrettanto grave problema”.

Dunque, non resta che trovare una figura o un'istituzione che medi. Infatti, anche la scuola ha, o dovrebbe avere, un ruolo fondamentale per l'educazione sessuale e alla contraccezione. Ma se da un lato molte scuole, soprattutto al sud, non prevedono proprio questo tipo di attività, anche dove questi ci sono l'imbarazzo di fronte ai compagni o ai professori inibisce il risultato informativo potenziale. Inoltre, spesso da parte dell'istituzione scolastica c'è una certa resistenza: professori e genitori hanno paura di trattare questi argomenti, perché temono possano promuovere atteggiamenti pericolosi, contrari ad alcuni principi etici e religiosi. Si perde di vista il fatto chei ragazzi sono costantemente esposti attraverso canali diversi a messaggi legati alla sfera sessuale e che la scuola potrebbe invece essere uno strumento per dare informazioni complete, corrette che possono mettere i giovani nelle condizioni di compiere scelte il più possibile serene e consapevoli.

I consultori e la carta stampata

Alcuni adolescenti, particolarmente intraprendenti (o particolarmente in difficoltà) si avvalgono del sostegno offerto dai consultori e dai centri appositamente istituiti. Sono rari e fortunati casi che però aiutano la diffusione di una corretta informazione provocando un piccolo ma positivo effetto cascata. Infine, tra le altre fonti di informazioni è corretto citare libri e riviste in cui più giovani cercano consigli e risposte a domande non formulate, e cercano soprattutto un “modello standard” al quale adeguarsi.

Una piccola percentuale che sa dove andare a cercare le informazioni di cui ha bisogno può riuscire a trovare quello che cerca. Chi non sa dove e a chi rivolgersi rischia invece di imbattersi in informazioni scorrette.

Passando in modo incerto e sconclusionato da una voce all'altra, da un sito web al successivo spesso significa non riuscire ad ottenere informazioni complete e soprattutto affidabili.

È difficile per i più giovani e inesperti (quelli che hanno più bisogno di chiarezza e correttezza) distinguere tra buona e cattiva informazione. Gran parte delle informazioni racimolate dai giovani poi non riguardano prettamente la salute e possono anzi creare qualche problema (talvolta persino i quotidiani più diffusi si rendono protagonisti di gravi episodi di confusione mediatica).

Quanto ne sanno gli adolescenti?

Ottenere informazioni incomplete, confuse, inutili quando non scorrette, equivale a non avere nessuna informazione.

Più di un quarto della popolazione al di sotto dei sedici anni è sessualmente attivo, anzi, in base agli studi più recenti sembra che lo sia addirittura il 50 per cento dei giovani al di sotto dei 15 anni e il 75 per cento di quelli sotto i 19 anni. Se si va a guardare quanto ne sanno di contraccezione, le proporzioni dei dati sono inverse. Secondo i dati della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, in Italia solo lo 0,3 per cento delle ragazze al di sotto dei 19 anni ha una buona educazione sessuale e soltanto una su quattro si attesta su un livello appena sufficiente. Gli adolescenti spesso non sono informati sui metodi contraccettivi, sulla loro importanza nella prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale e dalle gravidanze indesiderate, in particolare quelli più innovativi che garantirebbero loro una maggiore compliance dunque una maggiore efficacia contraccettiva.

Non stupisce quindi se l'Italia si trova tra agli ultimi posti per quanto riguarda l'utilizzo di metodi contraccettivi: il 46,4 per cento dei giovani non utilizza alcun metodo, mentre l'8,5 per cento si affida al ragazzo e al coito interrotto.

Purtroppo per molte ragazze la contraccezione viene dopo aver corso un rischio e la pillola del giorno dopo finisce per essere considerata e utilizzata alla stregua di un metodo contraccettivo: delle 356.000 confezioni di pillola del giorno dopo vendute tra il giugno 2006 e il luglio 2007, il 55 per cento è utilizzato dalle giovani sotto i 20 anni. Molto spesso chi la utilizza è destinato a ripetere l'esperienza, probabilmente perché non adeguatamente informato sulla contraccezione anche al momento della prima prescrizione. Accanto a questo dato ne troviamo un altro non meno preoccupante: è in aumento tra i giovani l'incidenza di malattie sessualmente trasmesse come l'HPV, il citomegalovirus, la clamidia e la sifilide. Anche l'Hiv ha cambiato volto negli ultimi anni esponendo ai rischi di contagio non più categorie particolari e ai margini: oggi è prevalentemente la malattia di chi ha una vita sessuale attiva e, in particolare, eterosessuale.

Quale tipo di informazione servirebbe?

L'educazione sessuale e alla contraccezione e l'acquisizione di alcune informazioni legate alla sessualità, al corpo maschile e femminile, alle malattie sessualmente trasmissibili non dovrebbero essere una sorta di caccia al tesoro, quanto piuttosto un percorso formativo naturale che avviene di pari passo con la crescita personale ed emotiva dell'adolescente.

Gli adulti, i genitori, gli educatori, gli operatori sanitari dovrebbero preoccuparsi di rendere accessibili informazioni precise e corrette e di proporle ai ragazzi, in un linguaggio che sia loro accessibile subito: spesso ci si muove in ritardo, quando si ha un problema e lo si deve risolvere.

I medici dovrebbero precocemente occuparsi di informare genitori e figli sulla sessualità e sulla contraccezione. Un corretto approccio informativo su queste tematiche dovrebbe cominciare già all'interno del rapporto con il pediatra, che a sua volta dovrebbe ricevere un'adeguata formazione su queste tematiche. Le esperienze difficili (una interruzione di gravidanza o l'assunzione della pillola del giorno dopo) dovrebbero diventare un'occasione da non sprecare per fornire una corretta informazione sull'alternativa contraccettiva che i giovani hanno a loro disposizione, proprio evitare che tali esperienze si ripetano.

Interventi disegnati appositamente, corsi in ambito scolastico, siti internet costruiti ad hoc: sono necessari chiari punti di riferimento dove cercare e trovare le informazioni necessarie e dove la correttezza delle informazioni sia controllata da professionisti. L'obiettivo dell'educazione sessuale dovrebbe essere aiutare i ragazzi a scegliere consapevolmente, a proteggersi da gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili, ma allo stesso tempo a vivere la propria sessualità serenamente e nel modo migliore possibile. Il come, dovrebbe forse essere deciso e realizzato da esperti della salute sessuale, della comunicazione, della psicologia giovanile, in collaborazione con le istituzioni: famiglia, scuola, stato.

16 luglio 2009

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